STORIA

La Madonna del Parto e Monterchi condividono una storia indissolubile che ha origine tradizionalmente nel 1459, quando Piero della Francesca si recò a Monterchi in ricordo della madre Monna Romana di Perino, nativa del piccolo borgo.

L’affresco, di cui ancora oggi è ignota la committenza, secondo gli studi effettuati, oscilla tra il 1450 e il 1465 e  realizzato nellla Chiesa di Santa Maria di Momentana o in Silvis, alle pendici della collina conosciuta con il toponimo di Montione (Mons Iunonis), luogo conosciuto fin dall’antichità, legato a culti pagani della fertilità.

Piero dipinse l’opera nella parete di fondo della Chiesa sopra un affresco Trecentesco più piccolo, di ignoto autore locale, raffigurante una Madonna col Bambino, recentemente dichiarata una Madonna del Latte, rinvenuta nel 1911 dal restauratore Domenico Fiscali in occasione dello stacco della Madonna del Parto, voluto dalla Regia Soprintendenza ai monumenti, per ragioni di tutela e manutenzione.

Nel 1785 il Comune di Monterchi scelse il sito di Momentana per la costruzione del cimitero, dopo aver ricevuto grazia da parte del vescovo Roberto Costaguti, il quale rilasciò al Comune tutto ciò che esisteva nella Chiesa a condizione che “la manutenzione della cappella ed altare da erigersi” fosse a carico della comunità di Monterchi”.

La Chiesa venne demolita per due terzi della sua lunghezza, adattando a cappella la parte superiore restante.

La Madonna del Parto è riuscita a giungere nel terzo millennio nonostante due disastrosi terremoti che danneggiarono gravemente la Cappella del cimitero di Monterchi: il primo nel 1789 e il secondo, particolarmente distruttivo del 26 aprile 1917.

In questa occasione il prezioso dipinto fu tolto e dato in custodia temporanea alla locale famiglia Mariani.

Nel 1919 venne trasferito nella Pinacoteca di Sansepolcro e nel 1922 venne ricollocato a Monterchi nella Cappella del Cimitero.

Nella primavera del 1944 il governo dispose di concentrare in ricoveri sicuri i principali capolavori italiani per sottrarli ai bombardamenti e ai saccheggi dei tedeschi: nell’elenco figurava anche la Madonna del Parto.

Giunte le autorità a Monterchi, nelle persone del professor Mario Salmi dell’Università di Firenze e il dottor Ugo Procacci delle Gallerie fiorentine, si sparse tra la popolazione locale la voce che fossero tedeschi travestiti. Le donne monterchiesi, a difesa della Madonna, suonarono le campane e “a quel richiamo da tutte le parti cominciò a radunarsi una folla sempre più minacciosa di paesani e di contadini, armati di randelli e zappe”, così racconta Piero Calamandrei in un bellissimo articolo pubblicato nella rivista “Il Ponte”.

Il podestà di Monterchi, per preservare l’opera da possibili danni bellici, fece chiudere con una parete di mattoni la nicchia che la conservava.

Nel 1950 fu chiamato il restauratore Dino Dini, che eseguì un primo intervento conservativo.

La Cappella venne interessata da importanti lavori di ristrutturazione nel 1955-1956, che mutarono l’orientamento originario est-ovest in favore di un nuovo asse nord-sud, con la chiusura dell’antico ingresso settecentesco e l’apertura di un nuovo sul lato meridionale.

Di conseguenza la Madonna del Parto, dalla posizione originaria nella parete di oriente, fu collocata nella parete nord. Con questo intervento si distrusse tutto quello che restava dell’antica chiesa e si collocò il dipinto in una posizione ben lontana dalle condizioni di luce in cui era stata affrescata da Piero della Francesca.

Agli inizi degli anni novanta, in occasione del quinto centenario della morte di Piero della Francesca si rese indispensabile effettuare il necessario restauro conservativo, affidato alle mani esperte di Guido Botticelli, sotto la direzione della Soprintendenza di Arezzo.

L’affresco venne trasferito temporaneamente in una piccola scuola del centro storico dove ancora oggi  lo si può ammirare in attesa di una nuova collocazione.