Palazzo Massi rappresenta bene la qualità dell’ultimo ampliamento del centro urbano “intra moenia”, cioè entro le mura del paese.
Notevoli sono le decorazioni a bugnato delle finestre e del portale monumentale d’ingresso, che indicano il periodo di costruzione del complesso attorno al XVI Secolo.
All’interno, la divisione degli ambienti al primo piano ricorda le dimore signorili di progettazione classica, con il susseguirsi di stanze unite da una sala centrale, mentre al piano terra la presenza in una delle sale di un lavabo in pietra scolpita (XVIII Secolo ?), ci indica il luogo dedicato agli ambienti di servizio.
Nel piano seminterrato (non visitabile) vi sono l’antico forno, gli ambienti un tempo adibiti a stalla e un ulteriore spazio ricavato nella roccia, di cui però non si conosce con certezza la funzione.
Nel retro si apre un monumentale giardino a gradoni, diviso dal palazzo dalla strada detta “del pozzo vecchio”, una pittoresca stradina del centro storico di Monterchi.
Ospita oggi nelle sue sale il Museo delle Bilance
Il Museo delle Bilance nasce dalla passione del collezionista Velio Ortolani, che ha donato parte della sua straordinaria raccolta di bilance e pesi, una delle più importanti d’Europa per varietà e numero di pezzi. Le sue sale ospitano 160 strumenti che raccontano oltre sei secoli di storia: dalle piccole stadere rinascimentali ricavate da una spada alle grandi bascule industriali del Novecento. Ogni bilancia testimonia un’epoca e un uso diverso, unendo funzionalità, arte e ingegno tecnico.
Il museo non è solo esposizione ma anche esperienza: un percorso didattico e interattivo guida il visitatore alla scoperta dei mestieri del passato, come il daziere e il cambiavalute, e di attività scomparse come l’allevamento dei bachi da seta. I più piccoli seguono un itinerario dedicato, accompagnati da “Staderino”, un simpatico personaggio che li introduce al mondo delle bilance con letture e attività pratiche, trasformando la visita in un viaggio divertente e istruttivo attraverso la storia e la curiosità.
Il Museo delle Bilance nasce dalla passione del collezionista Velio Ortolani, che ha donato parte della sua straordinaria raccolta di bilance e pesi, una delle più importanti d’Europa per varietà e numero di pezzi. Le sue sale ospitano 160 strumenti che raccontano oltre sei secoli di storia: dalle piccole stadere rinascimentali ricavate da una spada alle grandi bascule industriali del Novecento. Ogni bilancia testimonia un’epoca e un uso diverso, unendo funzionalità, arte e ingegno tecnico.
Il museo non è solo esposizione ma anche esperienza: un percorso didattico e interattivo guida il visitatore alla scoperta dei mestieri del passato, come il daziere e il cambiavalute, e di attività scomparse come l’allevamento dei bachi da seta. I più piccoli seguono un itinerario dedicato, accompagnati da “Staderino”, un simpatico personaggio che li introduce al mondo delle bilance con letture e attività pratiche, trasformando la visita in un viaggio divertente e istruttivo attraverso la storia e la curiosità.
Velio Ortolani iniziò la sua straordinaria raccolta di bilance nei primi anni Sessanta, partendo da una semplice stadera arrugginita trovata tra vecchi ferri. Da quella scoperta nacque una passione che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita, portandolo a costituire una delle più grandi collezioni al mondo di bilance, stadere e bascule, affiancate da chiavi e serrature antiche. Il suo interesse si concentrò soprattutto sugli oggetti in ferro, testimoni dell’ingegno e della maestria dei loro costruttori, capaci di unire funzionalità, arte e intelligenza tecnica.
Con il tempo Ortolani rivolse la sua attenzione anche a bilance industriali e modelli prodotti in serie, ma sempre scelti per la loro qualità estetica e il valore storico. Ogni pezzo della collezione racconta una storia di lavoro e di creatività artigianale: come la preziosa bilancia francese del XVII secolo, con piatti in bronzo e un cavalletto finemente decorato, che testimonia l’eleganza e la perizia di un vero maestro del metallo. Grazie alla sua instancabile opera di ricerca e recupero, Velio Ortolani ha salvato dall’oblio centinaia di oggetti, trasformando una passione personale in un patrimonio culturale di valore universale.
Velio Ortolani iniziò la sua straordinaria raccolta di bilance nei primi anni Sessanta, partendo da una semplice stadera arrugginita trovata tra vecchi ferri. Da quella scoperta nacque una passione che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita, portandolo a costituire una delle più grandi collezioni al mondo di bilance, stadere e bascule, affiancate da chiavi e serrature antiche. Il suo interesse si concentrò soprattutto sugli oggetti in ferro, testimoni dell’ingegno e della maestria dei loro costruttori, capaci di unire funzionalità, arte e intelligenza tecnica.
Con il tempo Ortolani rivolse la sua attenzione anche a bilance industriali e modelli prodotti in serie, ma sempre scelti per la loro qualità estetica e il valore storico. Ogni pezzo della collezione racconta una storia di lavoro e di creatività artigianale: come la preziosa bilancia francese del XVII secolo, con piatti in bronzo e un cavalletto finemente decorato, che testimonia l’eleganza e la perizia di un vero maestro del metallo. Grazie alla sua instancabile opera di ricerca e recupero, Velio Ortolani ha salvato dall’oblio centinaia di oggetti, trasformando una passione personale in un patrimonio culturale di valore universale.